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Migrazione dati: come passare al nuovo gestionale senza perdere nulla

10 min di letturaVELOCIA · Milano

Francesco Caruccio di VELOCIA e un responsabile d'ufficio durante una pausa caffè

La migrazione dati è il trasferimento delle informazioni di un’azienda da un sistema vecchio a uno nuovo: clienti, fornitori, articoli, documenti, pratiche aperte e storico. In una PMI succede quasi sempre quando si cambia gestionale o si lascia Excel. Riesce se si decide prima cosa portare, si puliscono i dati e si prova il passaggio prima di farlo davvero.

Il nuovo gestionale è pronto, la formazione è fatta, il lunedì della partenza è segnato sul calendario. Poi qualcuno apre la scheda di un cliente importante e trova l’indirizzo di tre anni fa, due partite IVA diverse e nessuna traccia degli ordini dell’anno scorso. Il vecchio programma è già spento. Da quel momento, per settimane, metà dell’ufficio lavora con due finestre aperte e nessuno si fida dei numeri.

Le pagine che trovi cercando «migrazione dei dati» sono quasi tutte glossari di grandi fornitori di cloud, pensati per chi sposta interi centri dati. Qui parliamo della migrazione che fa una PMI quando cambia gestionale: cosa portare, come si prepara, come si fa il passaggio e dove di solito si sbaglia.

Cosa si intende con migrazione dei dati

Migrare i dati vuol dire portarli da un sistema a un altro in modo che nel nuovo abbiano lo stesso significato che avevano nel vecchio. Non basta copiarli: bisogna tradurli.

Un esempio semplice. Nel vecchio programma lo stato di un ordine era un numero da 1 a 5, e solo chi lo usa da anni sa che il 3 vuol dire «spedito ma non fatturato». Nel nuovo gestionale gli stati hanno nomi, e magari sono sette. Se copi il numero senza tradurlo, l’ordine finisce nello stato sbagliato e nessuno se ne accorge finché un cliente non chiama.

Per questo una migrazione ha sempre tre passaggi, anche quando i dati sono pochi: si estraggono dal vecchio sistema, si trasformano (si puliscono, si traducono, si completano) e si caricano nel nuovo. Chi salta il secondo passaggio porta nel gestionale nuovo tutto il disordine del vecchio.

Una precisazione, visto che molti arrivano qui per questo: il trasferimento dei dati da un telefono all’altro è un’altra cosa, e si fa con gli strumenti del produttore del telefono. Qui parliamo dei dati dell’azienda.

Quali sono i diversi tipi di migrazione

Per una PMI i casi sono quattro, e si riconoscono da dove stanno oggi i dati. Ognuno ha difficoltà diverse.

  • Da un gestionale a un altro. Il caso più comune. I dati sono ordinati in tabelle, ma ogni programma li organizza a modo suo, e a volte esportarli è più difficile del previsto.
  • Da Excel a un gestionale. I dati ci sono, ma ogni foglio ha le sue regole: colonne unite, note scritte nelle celle, lo stesso cliente scritto in tre modi. Qui la pulizia è metà del lavoro. Se sei a questo punto, leggi anche gestionale in Excel: quando basta e quando è ora di cambiare.
  • Da un programma installato in ufficio al cloud. Oltre ai dati si spostano gli accessi, le copie di sicurezza e il modo di lavorare da fuori. Ne parliamo in gestionale in cloud.
  • Dalla carta al gestionale. Qui la migrazione è una digitalizzazione: i documenti vanno scansionati e i dati vanno letti ed estratti, a mano o con un software che li legge per te.

Spesso i casi si mescolano: un gestionale vecchio per le fatture, tre fogli Excel per le commesse, un armadio di contratti firmati. Conviene elencarli tutti prima di cominciare, perché ogni fonte dimenticata diventa un buco nel nuovo sistema.

Cosa portare nel nuovo gestionale e cosa lasciare

Non tutto va migrato, e decidere cosa lasciare fa risparmiare più tempo di qualsiasi programma. La domanda giusta per ogni tipo di dato è: chi lo userà, e per cosa, nel nuovo sistema?

Le anagrafiche (clienti, fornitori, articoli, listini) vanno portate quasi sempre, ma pulite. I lavori aperti (ordini in corso, pratiche non chiuse, scadenze future) vanno portati per forza, perché il lavoro deve continuare dal primo giorno. Lo storico è il punto su cui si discute di più: cinque anni di fatture e ordini servono davvero dentro il nuovo gestionale, o basta poterli consultare quando serve?

Ci sono tre strade, e nessuna è giusta per tutti.

StradaCosa portiQuando convieneCosa ti costa
Migrazione completaAnagrafiche, lavori aperti e tutto lo storicoQuando lo storico si usa ogni giorno: statistiche di vendita, garanzie, pratiche che durano anniPiù lavoro di pulizia e di verifica, tempi più lunghi
Migrazione parzialeAnagrafiche e lavori aperti; lo storico resta consultabile in un archivio in sola letturaNella maggior parte dei casi: il lavoro riparte subito e i vecchi dati non si perdonoPer i confronti con gli anni passati devi guardare in due posti
Ripartire da zeroSolo le anagrafiche essenziali, inserite a mano o da un file sempliceAziende piccole, dati vecchi inaffidabili, pochi lavori apertiQualche settimana di inserimenti a mano, ma nessun disordine ereditato

Se stai cambiando gestionale e non sai quale strada fa per te, raccontacelo nel modulo in fondo alla pagina: ti richiamiamo entro 30 secondi e ti diciamo come la vediamo, anche se il gestionale nuovo non lo fai con noi.

Come si fa la migrazione dei dati, passo per passo

Una migrazione fatta bene si prova almeno una volta prima di farla davvero. I passaggi sono questi, e l’ordine conta.

  1. Inventario delle fonti. Elenca ogni posto dove stanno dati che servono: programmi, fogli, cartelle condivise, caselle di posta, carta.
  2. Esportazione. Si tirano fuori i dati in un formato leggibile (di solito file CSV o Excel, a volte una copia del database). Controlla subito che l’esportazione sia completa: alcuni programmi esportano solo una parte dei campi.
  3. Corrispondenze. Per ogni campo del vecchio sistema si decide dove va nel nuovo, e come si traducono codici e stati. È un documento noioso e decisivo: va scritto e fatto approvare da chi usa i dati tutti i giorni.
  4. Pulizia. Doppioni, clienti chiusi da anni, codici fiscali sbagliati, articoli che non vendi più. Meglio toglierli adesso che portarli dietro.
  5. Migrazione di prova. Si caricano i dati in una copia del nuovo gestionale e le persone che li conoscono controllano a campione: dieci clienti, dieci ordini, i totali di un mese. Ogni errore trovato qui costa poco.
  6. Passaggio vero. Si sceglie un momento di poco lavoro, si ferma l’inserimento nel vecchio sistema, si ripete la migrazione con i dati aggiornati e si controllano gli stessi campioni.
  7. Periodo di controllo. Per qualche settimana il vecchio sistema resta consultabile in sola lettura, così ogni dubbio si risolve guardando la fonte.

Una domanda che torna spesso: conviene usare i due sistemi in parallelo, inserendo tutto due volte? Di solito no. Raddoppia il lavoro, e dopo pochi giorni i due sistemi dicono cose diverse. Meglio una migrazione di prova ben controllata e un passaggio netto.

Gli errori che fanno fallire una migrazione dati

Quasi nessuna migrazione fallisce per un problema tecnico: fallisce per una decisione non presa. Questi sono gli errori che vediamo più spesso.

  • Scoprire tardi che i dati non si possono esportare. Prima di firmare con il nuovo fornitore, chiedi a quello vecchio come esporti i tuoi dati, in che formato e a quale costo. Controlla cosa dice il contratto.
  • Affidare le corrispondenze solo a un tecnico. Il tecnico sa spostare i dati, ma solo chi lavora in amministrazione sa che quel campo «note» contiene in realtà il codice destinatario per le fatture.
  • Controllare i totali e non i casi. I totali possono tornare anche con dati sbagliati. Serve aprire schede vere, una per una.
  • Dimenticare i documenti allegati. Contratti, fatture in PDF, foto: spesso sono in cartelle a parte e vanno ricollegati alla scheda giusta.
  • Spegnere il vecchio sistema il giorno dopo. Tienilo in sola lettura finché non sei sicuro, e conservane una copia completa.

Sui dati personali di clienti e dipendenti valgono le stesse regole di prima anche durante la migrazione: file esportati conservati in posti protetti, cancellati quando non servono più. Per i dubbi sulla conservazione dei documenti fiscali, il riferimento è il tuo commercialista.

Quando i dati sono su carta: migrazione e intelligenza artificiale

Quando la fonte è un archivio di carta o di PDF scansionati, oggi un software può leggere i documenti ed estrarre i dati, e una persona controlla solo i casi dubbi. Fino a pochi anni fa voleva dire settimane di inserimenti a mano.

È quello che abbiamo fatto per Legge3, uno studio legale che segue pratiche di sovraindebitamento e lavorava su faldoni di carta. Oggi ogni pratica sta in un posto solo, nel gestionale delle pratiche, con richieste dei clienti, documenti, report, contratti e firma elettronica. Accanto al gestionale abbiamo costruito un sistema che legge con l’intelligenza artificiale i documenti scansionati, li classifica, ne estrae i dati e li collega alla pratica. Come funziona questa lettura l’abbiamo spiegato in OCR e intelligenza artificiale: come un software legge PDF e documenti.

Anche qui vale la regola della migrazione di prova: si comincia da un campione di documenti, si misura quanti vanno corretti e solo dopo si passa al resto dell’archivio.

Quanto costa una migrazione dati e chi la fa

Il costo di una migrazione dipende da quante fonti ci sono, da quanto sono in disordine e da quanto storico vuoi portare, non dal numero di righe. Centomila righe ordinate si spostano più in fretta di mille righe scritte a mano da cinque persone diverse.

Se passi a un gestionale pronto, spesso il fornitore offre l’importazione delle anagrafiche con file modello: per molte aziende basta questo. Se il gestionale nuovo è costruito su misura, la migrazione fa parte del progetto: si studia insieme al processo, perché il modo in cui i dati vengono organizzati è proprio una delle cose che si progettano. Come si svolgono le fasi di un progetto lo trovi in sviluppo software: le fasi, dal primo incontro alla consegna.

In ogni caso, chiedi che nella proposta scritta la migrazione sia una voce a parte, con cosa comprende (quali fonti, quanto storico, quante prove) e chi fa i controlli.

In pratica: cosa fare prima di cambiare gestionale

  1. Fai l’elenco di tutti i posti in cui stanno i tuoi dati, compresi i fogli Excel personali e l’armadio dei contratti.
  2. Prova a esportare oggi le anagrafiche clienti dal programma che usi, e guarda il file: se manca qualcosa, meglio saperlo adesso.
  3. Decidi con chi usa i dati quanto storico serve davvero dentro il nuovo sistema.
  4. Scegli dieci clienti e dieci ordini «difficili» da usare come campione nella migrazione di prova.
  5. Chiedi a chi ti propone il nuovo gestionale come gestisce la migrazione, e fattelo scrivere.

Da 18 anni costruiamo gestionali su misura, e ogni progetto comincia dai dati che il cliente ha già: dove stanno, cosa significano, cosa va portato. I dati restano tuoi, e alla consegna ricevi sorgenti e documentazione. Se stai per cambiare gestionale, o se il tuo lavoro vive ancora fra Excel e carta, raccontaci il caso nel modulo qui sotto: ti richiamiamo e, se ti basta un prodotto pronto, te lo diciamo alla prima telefonata. I nostri progetti partono da 5.000 €. Qui trovi come lavoriamo sul software gestionale su misura.

Come costruiamo i gestionali su misura

Francesco CaruccioFondatore di VELOCIA · software su misura da 18 anni, Milano

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