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Costi e Investimenti

Low-code e no-code: cosa sono e quando conviene il su misura

7 min di letturaVELOCIA · Milano

Francesco Caruccio di VELOCIA a colloquio con un responsabile d'ufficio

Il low-code è un modo di costruire applicazioni componendo pezzi già pronti (tabelle, moduli, schermate, regole) e scrivendo codice solo dove i pezzi non bastano. Serve a partire in fretta e a costo basso. Il no-code è la versione senza codice del tutto. Entrambi vanno bene per strumenti piccoli; quando regole e collegamenti crescono, conviene un software su misura.

Un titolare ci ha mostrato, con un certo orgoglio, l’applicazione che aveva costruito da solo con una piattaforma no-code: un modulo per le richieste dei clienti, una tabella, qualche automazione che manda email. Funzionava. Il problema era arrivato dopo: tre persone la usavano, poi dieci, poi serviva collegarla al gestionale della contabilità, e a quel punto la piattaforma chiedeva un piano più caro e un modo di collegarsi che non esisteva.

Se ti è successo qualcosa di simile, sai già che le piattaforme sono buone e servono davvero, fino a un certo punto. La questione è capire per cosa, fin dove, e quando conviene invece far scrivere il programma. Qui sotto ci sono le definizioni, una tabella e un criterio.

Cosa si intende per low-code e no-code

Una piattaforma low-code permette di costruire un’applicazione componendo pezzi già pronti: tabelle, moduli, schermate, regole del tipo «quando succede questo, fai quello». Si scrive poco codice, di solito solo per le parti che i pezzi pronti non coprono. Chi la usa è spesso un tecnico interno o un consulente, più che il titolare.

Il no-code è la versione senza codice del tutto: si costruisce con il mouse, trascinando e configurando. È pensato per chi non programma e vuole risolvere un problema suo, in fretta. La differenza fra low-code e no-code è quindi di grado: quanto si può uscire dai pezzi pronti quando servono cose che non ci sono. Nel no-code non si esce; nel low-code si esce un po’.

Quali sono gli strumenti no-code e low-code più diffusi

Le famiglie sono quattro, e dentro ognuna ci sono prodotti conosciuti che nominiamo come esempi di categoria.

  • Automazioni fra programmi, servizi a canone che collegano un’applicazione all’altra: quando arriva un modulo, crea una riga in un foglio, manda un’email, avvisa su una chat.
  • Tabelle che diventano applicazioni: un foglio con schermate, viste e permessi sopra.
  • Costruttori di applicazioni aziendali, compresi nei pacchetti per ufficio dei grandi fornitori: moduli e schermate collegati ai dati che l’azienda tiene già lì.
  • Piattaforme low-code per grandi organizzazioni: strumenti da reparto informatico, con costi e complessità da grande azienda.

Cosa si fa bene con una piattaforma low-code

Tre cose, e le facciamo anche noi quando è il caso.

  • Provare un’idea prima di investire. Un modulo, una tabella e un’automazione bastano per capire se un processo nuovo funziona, prima di scriverci sopra un software.
  • Piccoli strumenti interni. Il registro delle richieste di ferie, la lista dei fornitori da qualificare, il modulo per segnalare un guasto. Pochi utenti, poche regole, dati semplici.
  • Automazioni leggere fra programmi che esistono già. Il modulo del sito che scrive nel CRM, la fattura che finisce in una cartella, l’avviso quando un ordine cambia stato. Ne abbiamo parlato in automazione dei processi aziendali.

In questi casi far scrivere un software sarebbe uno spreco. Lo diciamo anche quando ce lo chiedono.

Dove le piattaforme si inceppano

I problemi arrivano quasi sempre nello stesso ordine, e il titolare della prima scena li ha incontrati tutti.

  • Le regole diventano complesse. «Se il cliente è di tipo A e l’ordine supera una soglia e il pagamento è in due rate, allora…» Le regole con molte eccezioni si incastrano nei pezzi pronti finché si può, poi diventano un labirinto che nessuno vuole toccare.
  • Le integrazioni profonde. Collegare un gestionale contabile, un magazzino, un sistema di firma o un vecchio programma su misura richiede di parlare con quei sistemi nel loro linguaggio. Le piattaforme coprono i collegamenti più comuni; per gli altri serve codice, e a volte non c’è modo di scriverlo.
  • I volumi. Centinaia di righe vanno bene, centinaia di migliaia no. Le viste rallentano, i limiti del piano si raggiungono, e la risposta della piattaforma è un piano più caro.
  • I costi a licenza. Quasi tutte fanno pagare per utente, per mese. Con dieci persone e tre piattaforme collegate fra loro il canone cresce senza che nessuno l’abbia deciso, e continua per sempre.
  • La dipendenza. L’applicazione vive dentro la piattaforma. Se cambia i prezzi, chiude una funzione o smette di esistere, si ricomincia. I dati di solito si esportano; la logica costruita sopra no.
  • Chi la mantiene. L’ha costruita una persona, con il suo modo di ragionare. Quando quella persona cambia lavoro, nessuno sa perché l’automazione numero quattordici manda quell’email.

Low-code o software su misura: il confronto

AspettoPiattaforma low-code o no-codeSoftware su misura
Tempo per partireGiorniSettimane o mesi, a tappe
Costo inizialeBasso o nulloUn investimento (per noi da 5.000 €)
Costo nel tempoCanone per utente, cresce con le persone e i moduliManutenzione concordata, nessuna licenza per utente
Regole complesse ed eccezioniDifficili oltre una certa sogliaSono il motivo per cui esiste
IntegrazioniLe più comuni sì, le altre no o a faticaQualunque sistema che offra un modo per collegarsi
Di chi èDella piattaforma: l’applicazione vive lìDel cliente, se il contratto lo prevede
Chi la faUna persona interna o un consulenteUna software house, con il tuo tempo nelle prime fasi
Quando è la scelta giustaPrototipi, strumenti interni piccoli, automazioni leggereIl processo è il tuo vantaggio, le eccezioni sono la regola, i sistemi da collegare sono più di uno

Se hai già un’applicazione low-code o no-code che sta mostrando i limiti della tabella, raccontacelo nel modulo in fondo alla pagina: ti richiamiamo entro 30 secondi e ti diciamo se conviene insistere con la piattaforma o passare al software scritto.

Quando conviene il software scritto

Il criterio che usiamo è in tre domande. Il processo che vuoi mettere nel software è il motivo per cui i clienti ti scelgono? Le eccezioni sono più delle regole? I programmi da collegare sono più di uno e almeno uno non è fra quelli famosi? Se rispondi sì a due su tre, la piattaforma ti porterà fino a un certo punto e poi dovrai rifare tutto.

Se rispondi no a tutte e tre, una piattaforma è la scelta giusta e un software su misura sarebbe un costo inutile. Il minimo da cui partiamo, 5.000 €, serve anche a questo: sotto quella cifra il problema si risolve quasi sempre con una piattaforma o con un prodotto già fatto, e conviene dirlo prima.

C’è anche una terza strada, che è quella che consigliamo più spesso: partire con la piattaforma per capire il processo, e passare al software scritto quando i limiti si vedono. L’applicazione no-code diventa allora la specifica: sai già quali dati servono, quali regole e quali eccezioni. Cosa succede dopo è raccontato in come nasce un software su misura, e cosa incide sul prezzo in quanto costa un software gestionale su misura.

In pratica

  1. Fai l’elenco delle piattaforme che l’azienda paga oggi, con il canone mensile di ciascuna e il numero di utenti. Somma. È il costo che stai già sostenendo.
  2. Per ogni applicazione costruita in casa, scrivi chi la sa modificare. Se il nome è uno solo, hai un rischio.
  3. Segna le automazioni che si rompono più spesso o che richiedono ritocchi a mano: sono quelle che hanno superato il limite della piattaforma.
  4. Rispondi alle tre domande del criterio per il processo più importante.
  5. Se la risposta è «software scritto», usa l’applicazione che hai come punto di partenza per il perimetro.

VELOCIA costruisce gestionali, automazioni e integrazioni su misura e, quando serve, dice che una piattaforma basta. Se hai un’applicazione no-code che sta mostrando i limiti, o un processo che non entra in nessun pezzo pronto, raccontacelo nel modulo qui sotto: prepariamo il perimetro e il preventivo. Come lavoriamo lo trovi nella pagina del software gestionale su misura.

Come costruiamo i gestionali su misura

Francesco CaruccioFondatore di VELOCIA · software su misura da 18 anni, Milano

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